Forza casa

Per il piano casa occorre un decreto legge del governo che stabilisca i criteri per gli aumenti di cubature di edifici esistenti e per l’autocertificazione delle licenze edilizie riguardanti nuove cubature. Ci sono regioni già pronte con leggi attuative che le loro assemblee possono approvare in poche settimane.
9 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 04:45
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I “soldi veri” che il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, invoca per adeguate misure contro la crisi non possono arrivare da stanziamenti aggiuntivi dello stato, dato il rischio paese derivante dall’elevato rapporto debito/pil. E’ da escludere anche il finanziamento con tagli di spese o aumenti di imposte che ridurrebbero la domanda. La possibilità di combattere la crisi con soldi veri sta quindi negli investimenti pubblici. Si tratta, dunque, del programma di grandi opere, da attuare con la finanza di progetto di grandi imprese, integrata dai 9 miliardi di euro di fondi presso la presidenza del Consiglio già iscritti nel bilancio, dai contributi europei e dal piano casa (con una parziale liberalizzazione edilizia) che darà lavoro alle piccole imprese. Il provvedimento non richiede ulteriore spesa pubblica, ma la modifica di alcune regole dell’edilizia. Importanti grandi opere, come il Ponte sullo stretto e una parte della Tav, bloccate dal governo Prodi, sono già pronte per partire. Altre, riguardanti i Piani operativi regionali (Por) 2007-2013 delle regioni del Mezzogiorno, cofinanziati dall’Unione europea, potrebbero decollare se si riuscissero a modificare le procedure fra stato e regioni.
Per il piano casa, invece, occorre un decreto legge del governo che stabilisca i criteri per gli aumenti di cubature di edifici esistenti e per l’autocertificazione delle licenze edilizie riguardanti nuove cubature. Ci sono regioni già pronte con leggi attuative che le loro assemblee possono approvare in poche settimane. La domanda di investimenti che si può mobilitare entro l’anno è pari ad almeno un punto di pil, con maggiori entrate per i bilanci pubblici. Ma occorre fare presto, perché la caduta della domanda delle imprese e dell’occupazione si sta già verificando. L’anello mancante è dunque il decreto legge che la Costituzione, all’articolo 77, prevede “in casi straordinari di necessità e d’urgenza”. Quando l’Italia non era ancora nell’Unione monetaria, il decreto legge è stato l’arma principe per le misure urgenti per combattere le crisi finanziarie. Dobbiamo forse attendere che ci sia mezzo milione di disoccupati in più per varare un decreto legge che vale almeno un punto di pil?